Le novità le introduce sempre a piccole dosi, seminascoste...

Un articolo di Sandro Magister, tratto dal suo blog Settimo Cielo, sul modus operandi del vescovo di Roma.
p.Elia

Sul teatro del mondo la stella di papa Francesco brilla più che mai, ora persino da pacificatore atomico tra gli Stati Uniti e la Corea del Nord. Ma anche dentro la Chiesa egli si trova alle prese con una guerra mondiale a pezzi, una strana guerra che ha contribuito lui stesso a scatenare, arciconvinto che andrà a buon fine.

Jorge Mario Bergoglio è indiscutibilmente un innovatore. Ma lo è nel metodo prima che nei risultati.

Le novità le introduce sempre a piccole dosi, seminascoste, magari in un'allusiva nota a piè di pagina, come ha fatto con l'ormai famosa nota 351 dell'esortazione postsinodale "Amoris laetitia", salvo poi dire con candore, interpellato in una delle sue altrettanto famose conferenze stampa in aereo, che quella nota nemmeno se la ricorda.

Eppure sono bastate quelle poche righe sibilline ad accendere nella Chiesa un conflitto senza precedenti, con interi episcopati che si fronteggiano, in Germania a favore delle novità e in Polonia contro, e così in tutto il mondo tra diocesi e diocesi, tra parrocchia e parrocchia, dove in gioco non ci sono solo i sì o i no alla comunione ai divorziati risposati, ma la fine dell'indissolubilità del matrimonio e l'ammissione del divorzio anche nella Chiesa cattolica, come già avviene tra protestanti e ortodossi.

C'è chi si allarma per questa confusione che pervade la Chiesa. Ma Francesco non fa nulla per rimettere ordine in casa. Tira avanti sicuro. Neppure degna di un cenno i cardinali che gli sottopongono i "dubbi" loro e di tanti, su questioni capitali della dottrina che vedono in pericolo, e gli chiedono di fare chiarezza. Lascia che corrano le interpretazioni più disparate, sia conservatrici che di progressismo estremo, senza mai condannarne esplicitamente nessuna.

Gesù Cristo o Bergoglio?

Riporto stralci di un altro articolo di Francesco Lamendola. Un commento alla "meditazione" di papa Bergoglio. 
p.Elia 

Nella meditazione mattutina dalla Casa Santa Marta, venerdì 19 maggio 2017, papa Francesco ha detto, fra le altre cose:
Ma sempre c’è stata quella gente che senza alcun incarico va a turbare la comunità cristiana con discorsi che sconvolgono le anime: “Eh, no, questo che ha detto quello è eretico, quello non si può dire, quello no, la dottrina della Chiesa è questa”». […] Sono fanatici di cose che non sono chiare, come questi fanatici che andavano lì seminando zizzania per dividere la comunità cristiana. […] questo è il problema: quando la dottrina della Chiesa, quella che viene dal Vangelo, quella che ispira lo Spirito Santo — perché Gesù ha detto: “Lui ci insegnerà e vi farà ricordare quello che io ho insegnato” — diventa ideologia. [Ecco] il grande errore di questa gente: questi che andavano lì non erano credenti, erano ideologizzati, avevano un’ideologia che chiudeva il cuore all’opera dello Spirito Santo». Invece «gli apostoli sicuramente hanno discusso forte, ma non erano ideologizzati: avevano il cuore aperto a quello che lo Spirito diceva. […] Non dobbiamo spaventarci, quando sentiamo queste opinioni degli ideologi della dottrina. La Chiesa ha il suo proprio magistero, il magistero del Papa, dei vescovi, dei concili, e dobbiamo andare su quella strada che viene dalla predicazione di Gesù e dall’insegnamento e l’assistenza dello Spirito Santo: è sempre aperta, sempre libera. […] questa è la libertà dello Spirito, ma nella dottrina. [Invece coloro ] che sono andati lì, ad Antiochia, a fare chiasso e a dividere la comunità, sono ideologi. [Perché] la dottrina unisce, i concili uniscono sempre, la comunità cristiana. [Tuttavia] per loro è più importante l’ideologia che la dottrina: lasciano da parte lo Spirito Santo. Oggi mi viene di chiedere la grazia dell’obbedienza matura al magistero della Chiesa, quell’obbedienza a quello che la Chiesa ci ha insegnato sempre e ci continua a insegnare. [E così facendo] sviluppa il Vangelo, lo spiega ogni volta meglio, in fedeltà a Pietro, ai vescovi e, in definitiva, allo Spirito Santo che guida e sorregge questo processo. [Bisogna] anche a pregare per quelli che trasformano la dottrina in ideologia, perché il Signore gli dia la grazia della conversione all’unità della Chiesa, allo Spirito Santo e alla vera dottrina.
Ci sarebbero molte, moltissime cose da dire su questo discorso... In pratica, qui il papa sostiene che la dottrina è sempre la stessa, e che, però, il papa ed i concili la comprendono e la spiegano sempre meglio, il che è come dire che non è la stessa, perché un paesaggio rischiarato dalla luce non appare affatto lo stesso di quando era immerso nella penombra.

Superbia, orgoglio, lussuria: ecco la triade infernale che qualifica la neochiesa

Come definire la chiesa conciliare? Me lo chiedono in tanti. Io utilizzerei semplicemente una parola: anticristica. Ma a chi volesse approfondire riporto un articolo di Francesco Lamendola (che ho letto sul blog apostatisidiventa.blogspot.it) nel quale vengono trattati tre elementi qualificanti la neochiesa che va a braccetto con il mondo e le sue perversità.
p.Elia
 
Se un Antonio Rosmini dei nostri giorni dovesse scrivere un libro che sia l’equivalente del suo famoso Delle cinque piaghe della Santa Chiesa, crediamo che il titolo adatto potrebbe suonare più o meno così: Dei tre peccati capitali della neochiesa gnostica e massonica.
La superbia consiste nel fatto che una pletora di pseudo teologi, di cardinali e vescovi massoni, di preti progressisti e modernisti, nonché di “fiancheggiatori” laici, storici, sociologi, psicologi, eccetera, sente di essere stata chiamata a una missione epocale: cambiare la Chiesa, perché la Chiesa, evidentemente, così come l’hanno trovata, non era più di loro gusto; e, insieme alla Chiesa, essi hanno deciso di cambiare la liturgia, la pastorale, la dottrina, la teologia. Nel loro atteggiamento di sufficienza, se non di vero e proprio disprezzo, verso quasi duemila anni di sacra Tradizione; nel loro ostentato snobbare la santità, l’acesi, la mistica, la morale cattolica così come essa è sempre stata custodita e insegnata dal Magistero; nella loro pretesa di aver capito di più, e meglio, di quanto non avessero capito, del Vangelo, i Padri della Chiesa, i Dottori, i Santi e le Sante, loro, codesti vescovi massoni e codesti preti “di strada”, invasati da una demagogia sfrenata e da un narcisismo senza limiti, che pure dovrebbero sentirsi piccoli come dei pigmei davanti a una santa Teresina del Bambino Gesù, a un san Massimiliano Kolbe, a un san Pio da Pietrelcina, arricciano il naso, aggottano le sopracciglia, assumono un’espressione sussiegosa, e obiettano che la Chiesa, oggi, non ha bisogno di mistici o di santi, quanti di preti che lavorano per i poveri, che si rimboccano le maniche per accogliere e ospitare i cosiddetti profughi, che si sporcano e s’impregnano dell’odore delle pecore.

Un vescovo Conciliare vuole bene ai Tradizionalisti?... Egli non riesce a vedere come il Vaticano II conduca all’Inferno.

Riporto le riflessioni, chiare e puntuali, di Mons. Richard Nelson Williamson (stmarcelinitiative.com) in merito ad alcune affermazioni di Mons. Athanasius Schneider, ritenuto da tanti vescovo "tradizionalista". Da leggere e meditare...
p.Elia
 
Mons. Athanasius Schneider (nella foto), originario della Germania, ma ora vescovo di Astana in Kazakistan, si è fatto conoscere dai tradizionalisti in questi ultimi anni per le sue molte affermazioni almeno apparentemente amichevoli per la Tradizione cattolica. Per esempio l’anno scorso si è associato pubblicamente agli interrogativi che i quattro cardinali hanno presentato sulla dottrina esposta da Papa Francesco nel documento pontificio, Amoris Laetitia. Quando si fa tanto per criticare lo scivolamento a “sinistra” della Chiesa, è possibile che poi non si comprenda o apprezzi l’essere attaccato da “destra”, ma qui è in giuoco la Verità, non le nostre piccole personalità.

Eccellenza, molte grazie per le tante volte che Lei ha avuto il coraggio di difendere apertamente la Verità, ma bisogna capire che l’intera Verità è molto più forte, e più esigente, di quanto si pensi. Lei ha concesso ultimamente un’intervista a Adelante la Fe. Per favore, non ne faccia una questione personale, se cito (in corsivo) alcune delle sue risposte e le critico:—
Sono convinto che nelle attuali circostanze, Mons. Lefebvre avrebbe accettato senza esitare la proposta canonica di Roma di una Prelatura personale.
Eccellenza, questo è impossibile. Mons. Lefebvre credeva, e provava con argomenti tratti dalla teologia e dalla storia della Chiesa, che il Vaticano II è stato un tradimento senza precedenti dalle più alte autorità della Chiesa nei confronti di 1900 anni di immutabile dottrina della Chiesa. Ma la Roma ufficiale sta ancora seguendo quel Concilio oggettivamente infido.

Oves, boves et universa pecora

Una lettera di 25 pagine firmata da 40 sacerdoti e studiosi laici cattolici è stata spedita a Papa Francesco l’11 agosto. Per il fatto che non è stata ricevuta nessuna risposta dal Pontefice di S.Marta, è stata resa pubblica il 24 settembre. Da ques'ultima data la lettera è aperta a nuovi firmatari. Ora, due considerazioni. 
La prima: non si comprende la motivazione che abbia spinto tali sacerdoti e studiosi laici cattolici (così si sono definiti) ad inviare in forma privata la lettera al Papa; in tal modo infatti non è stata data possibilità ad altri sacerdoti o fedeli cattolici di essere coinvolti. Il fatto di poter apporre la propria firma solo al momento in cui l'iniziativa è stata resa pubblica è scelta tardiva e lancia il sospetto che quei sacerdoti e studiosi laici cattolici abbiano così agito perchè si considerano migliori degli altri il che sta a significare l'esatto contrario: la superbia, se non si rimane vigili, si annida ovunque, anche in chi si ritiene cattolico tutto d'un pezzo. Mandando a ramengo tutto il resto.
La seconda costatazione entra nel merito della cosiddetta Corretio filialis (tanto sbandierata dagli stessi originari firmatari oltretutto): a tal proposito ripropongo un articolo di Patrizia Fermani comparso su riscossacristiana.it in cui mi trovo non d'accordo ma d'accordissimo.   
p.Elia

L’errore è quella falsa rappresentazione della realtà che spesso ci induce anche ad agire in modo sbagliato. Compriamo a caro prezzo un abito firmatissimo perché pensiamo che debba essere anche di stoffa buona, e ci accorgiamo poi di friggerci dentro come un pesce in padella. Se poi convinciamo un altro a fare lo stesso acquisto, la nostra falsa opinione si trasforma in un insegnamento sbagliato e nocivo.
Ma c’è una distinzione fondamentale da fare tra l’errore inconsapevole che viene trasmesso senza coscienza e volontà di nuocere, e quello che si sa essere tale e viene propagandato proprio per trarre in inganno il terzo. Come quando l’esperto bancario cattura l’ignaro risparmiatore al quale cerca di appioppare vantaggiosissimi prodotti finanziari. Qui il tentativo di truffa prende nomi più eleganti, ma la sostanza è quella.

Dunque tra l’errore inconsapevole e trasmesso quindi in buona fede, e quello propagato ad arte per confondere il prossimo, c’è di mezzo il mare della prava voluntas. Ora è senza dubbio un dovere morale correggere chi ci sta a cuore e che a causa dell’errore non si accorge di danneggiare se stesso o gli altri. Quelli deputati a correggere gli errori sono, da che mondo è mondo, i genitori e i maestri, ma, a parti invertite, lo sono anche i figli, i discepoli, gli amici fidati, che hanno il dovere di correggere per amore il genitore invecchiato, il maestro distratto, l’amico imprudente.

Quando un albero è malato...

Mi giungono email nelle quali mi si chiede un parere sui Cardinali che hanno sottoposto i loro dubia al Pontefice Bergoglio. Parimenti mi si chiede cosa io pensi sulle ultime esternazioni del Vescovo Schneider sull'interpretazione del Concilio Vaticano II (per leggere le sue parole vedi >qui). Partendo da quest'ultimo, sono perfettamente in linea con il comunicato della Corsia dei Servi (vedi>qui): chi difende Mons.Schneider (vi è stato anche un articolo comparso sul sito della FSSPX a firma don Angelo Citati - vedi >qui-) non entra nel merito delle questioni sollevate dalla Corsia dei Servi: si possono perciò trarre ben facilmente le conclusioni. 
In  merito ai Cardinali dei dubia riporto un pregevole articolo pubbliato su unavox.it 
p.Elia 

È notizia di una lettera, inviata al Papa lo scorso 25 aprile, con cui i 4 cardinali Caffarra, Brandmüller, Burke e Meisner (morto nel frattempo il 5 luglio di quest’anno), noti per aver avanzato 5 ‘dubia’ sul testo della Esortazione apostolica ‘Amoris laetitia’, hanno reso nota una richiesta di udienza rimasta, però, senza risposta. Su questa circostanza, che tanto scalpore ha suscitato in seno alla comunità ecclesiale cattolica, la nota rivista Radici Cristiane (n. 126, luglio/agosto 2017), a firma del suo direttore, il prof. Roberto De Mattei, pubblica un intervento in cui si descrive e si segnala il rischio che il perdurante silenzio papale possa provocare uno stato confusionale foriero di ancor più gravi dissesti.

Noi abbiamo, da questo sito, dato ovvia approvazione all’iniziativa dei 4 prelati quanto alla materia da essi trattata, convinta approvazione, certamente, ma abbiam sempre, con frequenti interventi postati in alcuni siti di connotazione ‘tradizionista’, definito la stessa fuori bersaglio in quanto strutturata sul presupposto che i punti di equivoca lettura dell’Esortazione possano generare dubbî, mentre sono chiaramente dichiarazioni di indubbia eresìa; iniziativa, pertanto, isolata e sterile se messa in rapporto con la massa di aberrazioni che connotano l’attuale degrado dogmatico, morale e liturgico la cui fonte originale è il Concilio Vaticano 2 che ha prodotto, con l’applicazione dei suoi errori, la presente situazione di profonda crisi.

A cento anni dal segreto di Fatima

Ripresa sul blog unafides33.blogspot.it una riflessione del prof. Massimo Viglione, scritta il giorno 13 luglio scorso. Da leggere.
p.Elia

13 luglio 2017. Può a molti sembrare una data senza significato, e intendo riferirmi anzitutto ai cattolici, non esclusi quelli che oggi vengono definiti “tradizionali”, per il mero fatto che ancora credono nello stesso Dio dei loro padri. Eppure non è così.

Oggi sono cento anni dalla terza apparizione della Vergine a Fatima. Tutti pensiamo sempre alla ricorrenza del 13 maggio o, al massimo, a quella del 13 ottobre, l’ultima, quando avvenne il celeberrimo miracolo della danza del sole dinanzi a 70.000 persone. Ma, in realtà, di quelle sei apparizioni la più importante, la più decisiva, fu quella del 13 luglio, quando ai tre pastorelli la Madre di Dio volle rivelare il grande segreto, suddiviso in tre distinte parti: la visione fisica, materiale, dell’inferno, descrittoci in maniera terribile da suor Lucia come oceano di fuoco dove nuotano le anime dei dannati; l’annuncio delle catastrofi del XX secolo; e quello che è rimasto nella memoria collettiva come il celeberrimo “terzo segreto di Fatima”.

Pertanto, oggi sono appunto esattamente cento anni dalla rivelazione da parte del Cielo del segreto più importante della storia della nostra epoca.
Anzitutto, andando contro ogni pur minimale logica pedagogica moderna, la Vergine fece vedere di colpo, “senza preavviso”, l’inferno a tre poveri bambini piccoli. Mostrando così di avere zero rispetto umano, zero interesse per le moderne teorie pedagogiche, ma immenso amore per le anime dei bambini e di tutta l’umanità.